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I tanti crateri spenti, alle cui
assopite attività vulcaniche sono connessi fenomeni di bradisismo e termalismo,
danno origine al nome “phlegràios”, in greco ardente.
Terra affascinante, soleggiata
e fertilissima, clima mite, ricca di approdi naturali, fu sede di antiche e mitiche
popolazioni.
Nel IX secolo a.C. alcuni gruppi
di coloni greci originari di Eubea si stabilirono in questa zona fondando la città
di Cuma, la città del mistero.
Dalla madre patria, tra storie
e leggende, portarono alcune cose a loro care: tra queste, un'uva dalla quale
ricavavano un delicato vino bianco: la Falanghina.
I vitigni dei Campi Flegrei hanno
dunque origini antichissime e a testimoniarlo sono molti scrittori dell'antichità
classica come Catone, Varrone, Giovenale, Stazio e Plinio che descrivono con grande
precisione le principali caratteristiche dei vitigni campani.
Nelle loro opere fanno più
volte riferimento al "Cumano", prodotto nella zona di Cuma, un vino
molto pregiato e tenuto in grande considerazione, che si otteneva dalle vigne
dei Campi Flegrei.
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